Questo servizio è stato pubblicato nel 2006 su Tabloid (mensile dell’Odg Lombardia-Milano), nell’ambito della campagna antiticket No Pago di Leggere.
Una sentenza dell’Unione europea e qualche colpo di penna in Finanziaria sulla legge 633/1941 hanno cancellato la gratuità dei prestiti nelle biblioteche pubbliche.
L’Italia che legge ha dovuto arrendersi all’iniquo balzello, non all’idea della sua supposta utilità: l’Europa non è il campo dei miracoli e i cittadini-lettori non sono Pinocchio.

Diritto d’autore e diritti dei cittadini lettori

NopagoDickensLEGGI ISTfA dieci anni  dalla battaglia contro il famigerato ticket sui prestiti dei libri in biblioteca, il Fuis (Federazione unitaria italiana Scrittori), fa sapere che nessun Autore ha finora chiesto di essere “remunerato”. A chi giova dunque il ticket sulla lettura?
 
Istruzione, informazione, cultura - diritti umani legati come fratelli siamesi, fondamentali nelle moderne democrazie - sembrano destinati a retrocedere al rango di privilegi, intaccati come sono da miopi logiche mercantili vestite da legge, mollati da chi dovrebbe tutelarli.
Oggi è in gioco il diritto alla lettura, al libero accesso all’informazione e alla conoscenza garantito dalle
biblioteche pubbliche, definite non a caso istituti della democrazia. Ne sono titolari tutti i cittadini, non il dignitoso drappello dei “lettori forti” che ricorda le formiche di Gino e Michele.
A rosicchiarlo, una sentenza Ue e la nostra Finanziaria, di soppiatto, in un contesto avvelenato dalla guerra sulla proprietà intellettuale e imbellettato da echi di presunti progetti di promozione culturale.
La sentenza della Corte di giustizia europea è del 26 ottobre 2006. L’Italia è stata giudicata dal Tribunale di primo grado (causa c198/05) inadempiente rispetto agli obblighi derivanti dalla Direttiva 92/100/Cee - di remunerare i titolari di diritti d’autore per i prestiti effettuati nelle biblioteche - e condannata alle spese.
A suo tempo, l’Italia aveva “salvato” tutte quante le biblioteche pubbliche, sfruttando i poteri discrezionali concessi dall’Europa agli Stati e la possibilità di deroghe contenuta nella Direttiva, recepita con un decreto legislativo (Dgls 16/11/1994 n. 685) che di fatto l’ha elusa. Nel 2004 è arrivata - per noi e per altri cinque stati - la procedura d’infrazione conclusasi con l’attuale sentenza.
Il verdetto europeo, che l’Italia ha incassato a Lussemburgo senza nulla obiettare, non avendo prima mai replicato alla Commissione europea, bandisce la gratuità dei prestiti nelle biblioteche dello Stato e degli enti pubblici, sinora salvaguardata dalla nostra legge e difesa strenuamente dai bibliotecari  - lombardi in testa (Campagna Non Pago di Leggere,  sito www.nopago.org  oggi "dormiente") - da associazioni di lettori, in misura più limitata dal mondo dei media e dalle istituzioni.Fo rame253x400 no pago CAROSEL
Si introduce al suo posto il “diritto di prestito pubblico” che non esiste nella Convenzione di Berna, che in tutto il mondo poco più di una ventina di paesi applicano, che la Danimarca ha “inventato” nel 1946, allo scopo di promuovere la cultura e l’editoria nazionale. Per noi, “armonizzati” a forza con i civilissimi popoli nordici, si configura come un salasso a perdere, una tassa che si accanisce sull’uso lecito e proficuo di quell’unica copia a disposizione di tutti i cittadini, di chi non può comprarla. Tutto questo in nome di un diritto di proprietà - il diritto d’autore -  che va difeso,  perseguendo i reati veri e non altri diritti fondamentali; non a scapito dell’interesse pubblico e infine degli stessi autori.
Crediamo sia arduo, con il dovuto rispetto per  l’Europa, convincere i cittadini-lettori che i prestiti nelle biblioteche danneggiano l’economia e che l’occupazione e la cultura fioriscono seminando grosse royalties nelle tasche dei mercanti (e qualche spicciolo in quelle degli autori): il Vecchio Continente non ci sembra il campo dei miracoli e soprattutto noi non siamo Pinocchio.
Per Tullio Gregory  “c’è una tendenza imposta dalla lobby dei grandi editori, internazionali, che per immediati interessi economici ostacola fortemente la diffusione della lettura, tanto da risolversi in danno per gli stessi editori. Peraltro, chiedere una taglia sui libri che si vogliono leggere, fa prevalere discutibili interessi economici sul ben più alto valore civile della diffusione della cultura”.
I nostri dati sulla lettura, di libri come di giornali, vergognosi, descrivono un popolo bisognoso di quella promozione culturale.che la nostra Costituzione, ancora viva, imporrebbe. 
Succede invece che, per evitare l’eurosanzione, incombente dal 2004, 
non si è saputo fare di meglio che mettere fuorilegge i prestiti pubblici gratuiti
con qualche colpo di penna sull’articolo 69 della legge 633/1941  (vedi Finanziaria, Titolo I, articolo 163)  e rimettere in pista l’idea di un “Fondo per il diritto di prestito pubblico”. 
“E’ intelligente - osserva TullioGregory in  proposito -la proposta italiana di costituire un Fondo concordato con gli editori, per remunerarli in maniera forfettaria dei diritti senza farli gravare direttamente sui lettori”.
E’ certo il male minore. Peccato però che la vera entità, la gestione e la destinazione di questo Fondo siano nebulosi.
“Il Fondo graverà per il 20% sulle Regioni, che inevitabilmente useranno parte degli stanziamenti destinati alle biblioteche per far fronte ai nuovi obblighi di legge”. A parlare è Stefano Parise dell’Aib (Associazione italiana Biblioteche, già direttore del Sistema bibliotecario Nord-Ovest Milano. “Significa che avremo comunque biblioteche più povere”. Di più: saranno penalizzate le più efficienti (più prestano più pagano), gambizzate le più povere, strozzate quelle in via di sviluppo.
Lucarelli no pago253x400 CAROSELiaAl di là della tassa introdotta  e del consistente salasso, che oggi non fanno notizia, resta il problema di un diritto perso per strada, della falla aperta nei diritti dei cittadini-lettori, destinata ad allargarsi se intorno ad essi tutto il mondo della cultura e le istituzioni non fanno quadrato. L’applicazione letterale della Direttiva comporta infatti l’introduzione del “diritto di prestito pubblico” in tutte le specie biblioteche, comprese le scolastiche, le universitarie.
Non soltanto: il cosiddetto diritto di prestito pubblico, oggi accettato con rassegnazione, apre la porta anche a un eventuale balzello sulla semplice consultazione di libri, giornali ecc… Non c’è infatti nessuna differenza, a livello giuridico, tra il prestito, equiparato oggi al noleggio, e la consultazione in loco. 
 “L’Aib - continua Parise - rilancerà a livello internazionale la campagna  Non Pago di Leggere per riaffermare il principio della gratuità del prestito pubblico e la necessità di una revisione della Direttiva 92/100/Cee”. 
“Cercheremo nell’immediato di limitare i danni – aggiunge Luca Ferrieri, direttore della Biblioteca civica di Cologno Monzese, che nel 2004 ha lanciato la campagna antiticket – dando nel contempo impulso a iniziative in difesa del diritto di leggere e per la salvaguardia delle biblioteche quali istituzioni impegnate contro la distribuzione diseguale del sapere”. 
Oggi il sito www.nopago.org non è aggiornato, ma è  mantenuto online per testimoniare l'impegno della comunità dei bibliotecari profuso nella Campagna Non Pago di Leggere contro una direttiva ingiusta e lesiva degli interessi dei lettori. Che sono anche cittadini.
 
Nelle foto: Dario Fo e Franca Rame (sopra) e Carlo Lucarelli (sotto), tra coloro che hanno aderito alla campagna.

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